COMMEMORAZIONE 2018 : CENNI DEL DISCORSO COMMEMORATIVO

Presso il nostro convento di Sortino, giorno 20 Maggio, si è tenuta la Commemorazione del Servo di Dio Fra Giuseppe Maria da Palermo. Ha presieduto la solenne Celebrazione ed ha tenuto il discorso commemorativo Fra Roberto Cuvato Ofm Cap, collaboratore della causa dello stesso Fra Giuseppe. Fra Roberto si è concentrato su un particolare aspetto della spiritualità del nostro Servo di Dio, ossia la presenza di Maria Vergine nella sua vita. Lo ha fatto in maniera sapiente dando voce allo stesso Fra Giuseppe, con quello che egli aveva appuntato nelle Lettere e nel Diario.

Fra Giuseppe era davvero molto devoto alla Madre Santissima che egli chiamava in modi davvero molto affettuosi: Vergine Santissima, Madre mia Maria, Mamma mia Maria, Maria Santissima, Maria, S. Cuore di Maria. Il suo maestro di noviziato,p. Innocenzo da Sortino, nel Processo Apostolico super virtutibus et miraculis in specie, tenuto nella Curia dell’Arcidiocesi di Siracusa tra il 1916 e il 1924, ebbe a dichiarare: “Era divotissimo della Madonna Immacolata, Patrona dell’Ordine Francescano, e posso dire che tutte le volte che gli andavo in cella per lo più lo trovavo in ginocchio davanti l’immagine della Madonna; ma non tralasciò mai per qualunque occasione di recitare l’ufficio parvo della Madonna, ne parlava ai compagni con entusiasmo infervorandoli alla devozione”.

Queste parole sono abbastanza indicative di una devozione veramente grande e i testimoni del tempo parlano di una corona del rosariosegnata dal grande uso come se si fosse trattato, invece che di poco più che un ragazzo, di un frate di almeno 40 o 50 anni, a prova del suo radicamento nella spiritualità mariana francescana.

Fra Giuseppe non tenne solo per se il suo amore ma anzi non mancò di raccomandarlo a tutti quelli che incontrava o a cui scriveva: “Chiudo la lettera pregandovi di non dimenticarvi di pregare Iddio e Maria Santissima per me, come io fo appunto per voi tutti”.

La Vergine era per Fra Giuseppe un rifugio a cui ricorrere in ogni momento della sua vita, in particolare in quelli in cui si sentì particolarmente combattuto e schiacciato dalle miserie umane: “O mio buon Gesù, non vedete voi la miseria in cui io mi trovo? non vedete l’abisso in cui son caduto? non vedete che io son tanto impotente da non sapermi sollevare da questo miserabile stato? quindi aiutatemi voi, o Gesù mio, sollevatemi voi dalla miseria in cui io mi trovo. In ispecial modo poi a voi mi raccomando, o Santissima Vergine Maria, voi che siete il Rifugio dei peccatori, la consolazione degli affitti, voi aiutate me, misero peccatore, misero affitto, pregate voi il mio Gesù per me, pregatelo acciocché mi conceda la grazia che gli ho chiesto.”

Dalle pagine del Diario avvertiamo come la Madre Santissima sia onnipresente nella sua esistenza, nella preghiera come nella vita di tutti i giorni. Ad Ella dedicava il digiuno, evitando persino di bere; il giorno prescelto era il sabato.  Così annota già nella terza pagina: “Il 3 Giugno [1882] giorno di sabato digiunai secondo il solito, in onore della Santissima Vergine. Questo giorno lo passai con un santo ritiramento, con una presenza di Dio quasi continua, e facendo durante il giorno fervidi atti di amore verso di Dio e verso la madre mia Maria. Questo giorno dopo il passeggio avevo molta sete, ma, secondo il solito, non volli bere per mortificare la mia carne, e dicevo al mio Gesù: Io ho sete, o Gesù mio, ma non voglio bere acciocché io sia da voi dissetato, non però di questa sete materiale, ma bensì della sete spirituale, cioè dell’ardente desiderio che ho della perfezione cristiana. O Gesù mio io voglio bere alla fonte del Vostro Sacro Cuore acciocché l’anima mia sia dissetata e non abbia più sete in eterno. Sì, o mio caro Gesù il vostro cuore solo può estinguere la mia sete spirituale, e può riempire l’anima mia di grandi dolcezze. Poi rivolgendomi a Maria Santissima io le dicevo: Cara madre mia, anche al vostro cuore io voglio accostarmi per bere, dappoiché se il sacro Cuore di Gesù è fonte di tutte le grazie il vostro cuore, o madre mia è come il canale per mezzo del quale le Divine grazie del Sacro Cuore di Gesù giungono a noi miserabili peccatori .Sebbene ancora giovanissimo seminarista, Fra Giuseppe mostra in questo parole come egli sappia: “distinguere tra ascesi e puro desiderio della perfezione cristiana, tra la fonte delle grazie, che è Cristo, e Maria che è il canale attraverso cui essere giungono ai ‘noi miserabili peccatori’” [Fra Roberto].

È davvero notevole come il nostro SdD si affidasse completamente alla Madonna. Fra Roberto narra che una volta ebbe problemi con lo studiodella filosofia e per i quali ricevette un aspro rimprovero dall’insegnante. Fra Giuseppe ci rimase molto male ma poi si mise a pregare la Madonna e tutto si sciolse come per incanto. Fra Roberto, proprio a tal proposito sottolinea la lezione che questo racconto ci fornisce: “Il riconoscimento di Maria come sede della Sapienza; il voler essere fedele servo e crescere nell’amore verso di lei; voler essere lei la maestra nello studio”

Entrando sempre più nella personalità di Fra Giuseppe in relazione a questa sua particolare devozione a Maria, non si può non notare la sua sensibilità d’animo. Medita, in giovanissima età, su argomenti oggi tabù come la morte e gli è facile notare come l’intercessione della Vergine gli sia indispensabile per individuare la fonte di ogni grazia in Dio. In questo contesto va segnalato quello che sembra un momento di debolezza dell’uomo ma che in realtà è invece un vero e proprio dono di Dio: quello delle lacrime. Spesso nel suo Diario Fra Giuseppe descrive il suo pianto e lo fa con una naturalezza che dimostrano quanto egli considerasse importante questo gesto liberatorio, sia nel dolore che nella gioia: “Il giorno 1° Maggio piansi dinanzi a Gesù sacramentato ed a Maria Santissima in pensare alla mia miseria. Il giorno 7 piansi dinanzi ad una immagine di Maria in pensare le dolcezze che si provano amando Maria. Il giorno 19 piansi dinanzi ad una immagine di Maria in pensare come dolce cosa si è il mortificarsi per amore di lei.”

La vita di fra Giuseppe appare incentrata sulla preghierache è la via privilegiata, diremmo con parole di oggi, per rafforzare la sua relazione con Dio. Eppure egli si sente sempre inadeguato, sempre manchevole, sempre desideroso di fare qualcosa di più per il Suo Signore e per la sua adoratissima Madre: “Il 31 Luglio festa di S. Ignazio mente mi trovava a studio piansi al pensare la cattiva vita che meno in Seminario, e pregavo la mamma mia Maria e S. Ignazio di Loiola ad impetrarmi da Dio di mettermi in un nuovo e tale stato di vita da fare grande penitenza dei miei peccati e molta orazione e così potere pregare per me e per i peccatori. Poi pregai Iddio acciocché facesse sì che in qualunque stato di vita egli mi mettesse in avvenire, io facessi una vita santa acciocché non abbia ad avere la grande sventura di essere eternamente lontano da lui.

Il 24 Agosto piansi in pensare che questa vita non è altro che un mare in burrasca, in cui ogni momento si è in pericolo di naufragare, e mentre piangevo pregavo Gesù e Maria acciocché essi guidassero al porto dell’eterna salute la fragile navicella dell’anima mia.”. 
Ci affidiamo alle parole di Fra Roberto per meglio capire questo ultimo e determinante passaggio in cui molto si comprende di questa straordinaria anima votata a Dio e alla Madonna: “Non ci sono facili certezze per nessuno; siamo stati chiamati ed immersi in questo mare come fragili navicelle in cammino verso il porto della salvezza, ci dice fr. Giuseppe Maria, invitandoci implicitamente alla vigilanza; affidandoci alla Stella polare, Maria, Madre e Maestra di vita spirituale, che ci conduce al Figlio, il Vincitore che calma le tempeste, quelle esterne, ma anche quelle interne, che a volte ci agitano e rischiano di travolgerci, se non ci apriamo alla fiducia per lasciarci così guidare da Gesù e da Maria nella vita di santità che edifica in noi lo Spirito Santo.”

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