Dal diario

  • Io sento in me un ardente desiderio di farmi santo: io ho fame e sete della giustizia…io sento in me un non so che di presentimento che abbia a farmi finalmente santo;… o mio Dio, ho un ardente desiderio di dedicarmi tutto a voi, senza alcuna riserva.
  • In questo giorno dopo il passeggio avevo molta sete, ma, secondo il solito, non volli bere per mortificare la mia carne, e dicevo al mio Gesù: Io ho sete o Gesù mio, ma non voglio bere acciocché io sia da voi dissetato, non però di questa sete materiale, ma bensì della sete spirituale, cioè dell’ardente desiderio che ho della perfezione Cristiana. O Gesù mio io voglio bere alla fonte del vostro Sacro Cuore acciocché l’anima mia sia dissetata e non abbia più sete in eterno. Sì, o mio caro Gesù il vostro cuore solo può estinguere la mia sete spirituale, e può riempire l’anima mia di grandi dolcezze.
  • Il 16 Giugno (1882) ebbi in tutto una grande aridità di spirito; ed io in mezzo a tanta quella aridità dicevo spesso al Sacro Cuore di Gesù: O Sacro Cuore di Gesù fate che v’ami nelle aridità come nelle consolazioni. O mio Dio io v’amo e protesto che vorrò sempre amarvi anche se avessi a soffrire delle maggiori aridità o se avessi a soffrire malattie disprezzi ed altre simili cose.
  • Giorno 1 Luglio (1882) di sabato la sera mentre ci facevamo l’esame di coscienza mi posi a piangere pensando alla passione di Gesù Cristo e al grande amore che ci porta restando per noi sotto le specie sacramentali di pane e di vino, mi posi a piangere, e questo pianto accrebbe quando pensai al modo ingrato col quale io ho corrisposto a tanto bene.
  • Passai questo giorno con fervore, feci la visita al Santissimo Sacramento, recitai molte preghiere, ricominciai a leggere il librettino intitolato: L’umiltà del Cuore; e cominciai a leggere il prezioso libro intitolato: Della imitazione di Gesù Cristo.
  • Il primo giorno del mese di Febbraio (1883) fu giorno di Berlingaccio (giovedì grasso), giorno in cui mi feci una fervorosa comunione, ed un fervoroso e lungo ringraziamento, verso la fine del quale io mi posi a piangere in considerare innumerevoli grazie di cui Iddio aveva ricolmato l’anima mia; ed in considerare le ineffabili dolcezze che si provano con l’amare Iddio, ed in considerare la ingratitudine di tanti uomini che non solo non lo amano, ma quel che è più che l’offendono con orribili sacrilegi e bestemmie, e finalmente pregai il Misericordioso Iddio acciocché i peccatori si convertissero a lui, ed acciocché per sua infinita misericordia volesse risparmiare almeno un solo peccato mortale tra tante migliaia e migliaia che se ne dovevano commettere in quel giorno.
  • Il giorno 6 (Febbraio 1883), ultimo giorno di carnevale, lo passai bene, stiedi tutto il dopopranzo dinanzi a Gesù Sacramentato, e, verso l’Ave piansi per le medesime cagioni per cui piansi il Giovedì Grasso, e con i medesimi sentimenti.
  • Il giorno 13 (Febbraio 1883) avendo ricevuto un rimprovero dal professore, perché non sapevo bene la lezione, alla fine della scuola mi raccomandai con viva istanza alla Santissima Vergine acciocché ella, siccome sede della Sapienza, illuminasse la mia debole mente e facesse sì che io più facilmente comprendessi e cacciassi a mente le lezioni. La raccomandazione che feci alla Santissima Vergine produsse il suo effetto dappoiché compresi tanto facilmente la lezione di filosofia, che mi posi a piangere per la gioia e nel mentre piangevo ringraziavo la Santissima Vergine della grazia concessami, e protestavo di volerle essere sempre fedele servo, di volere accrescere ogni giorno sempre più l’amor verso di lei e finalmente la pregavo a voler essere lei la mia maestra nello studio. Poi ringraziai il mio Gesù come fonte delle grazie che avevo ottenute mediante la intercessione della Santissima Vergine. Questo giorno lo passai  con molto fervore.
  • Questo giorno (10 Marzo 1883) cominciarono gli esercizi spirituali. Questi esercizi spirituali li feci con molto ritiramento. Il tempo della dormizione di dopopranzo la passava in orazione. Durante il corso della notte mi svegliava e faceva un’ora o un’ora e mezza di orazione, e la notte precedente dell’ultimo giorno degli esercizi feci tre ore di orazione. […] Da questi esercizi ricavai molto profitto.
  • 28 Maggio (1883) durante lo studio piansi al pensare quanto è bello il convertire anime a Dio, e feci proponimento di mettere in pratica tutti i mezzi possibili e specialmente lo studio per poter divenire sacerdote, e così poter convertire le anime mediante la predicazione e la confessione, e convertirle in special modo istillando nei loro cuori la devozione verso Maria.
  • Questa vita non è altro che un mare in burrasca, in cui ogni momento si è in pericolo di naufragare; […] pregavo Gesù e Maria acciocché essi guidassero al porto della eterna salute la fragile navicella dell’anima mia.
  • Il 25 (Agosto 1883) durante la benedizione piansi in pensare alla felicità che prova l’anima abbandonata interamente in Dio e nel mentre piangevo dicevo al mio Gesù che volevo essere tutto di lui e niente mio e che volevo essere interamente uniformato alla sua santa volontà.