ALLA SCOPERTA DI FRA GIUSEPPE N 13

Vincenzo e i suoi familiari: amabili conversazioni, pie esortazioni, delicate ammonizioni

L’ardente amore per Dio portava il giovane Diliberto  a compiere un “santo apostolato” anche nei riguardi della sua famiglia, inondando l’animo dei suoi cari della luce di Dio. Apostolato che egli compiva sia nelle conversazioni, quando era in casa, sia con lettere, quando risiedeva in seminario.

Tra i  suoi familiari Vincenzo nutriva una particolare predilezione, oltre che per il Padre, per la sorella Concettina, più piccola di qualche anno, con la quale lungamente si intratteneva e alla quale rivolse diverse lettere. Nell’approssimarsi del matrimonio della sorella, così Vincenzo le scriveva:

Tu ora non devi far altro che pregare […] Iddio affinché, quando sarai sposata, ti dia quella grazia che ti è necessaria per adempire bene i doveri del nuovo stato di vita […] e, se poi Iddio ti dà dei figliuoli, devi pregarlo affinché ti dia la forza di adempire bene quelli di madre. […[ Rifletti che la indissolubile unione che deve passare tra lo sposo e la sposa deve essere simile a quella indissolubile ed eterna unione che passa tra Cristo sposo e la Chiesa sua sposa; e quindi che tra lo sposo e la sposa deve regnare tale unione, tale armonia, e tale amore, che i loro cuori non devono formare che un sol cuore. Rifletti queste cose, o sorella, affinché ricevendo tu degnamente si gran sacramento, possa riceverne frutti di santificazione e di salute eterna. Ti raccomando di non tralasciare giammai l’orazione mentale, l’esame di coscienza, il santo rosario, la lettura spirituale, e tutte quelle pratiche di pietà, che servono a tenere sempre acceso nel cuore il santo fuoco dell’amore divino»”[1].

La stessa Concettina, dopo la morte del Servo di Dio, cosi ricorda il caro fratello, in uno scritto di cui riportiamo alcuni stralci:

Nell’anno 1880 mi trovavo nel Collegio all’Olivella, quando mio fratello Vincenzino veniva tutte le Domeniche esortandomi ad amare il Signore, a praticare la santa orazione, a frequentare i santi sacramenti. Mi raccontava con gioia di essere stato a visitare gli ammalati all’ospedale, come puliva le di loro piaghe, li vestiva, e li medicava. […] Il suo desiderio era di farsi prete, e di stare così più vicino al Signore, e dopo varie lotte col papà e coi parenti entrò nel Seminario Arcivescovile. La gioia, la consolazione in lui era immensa, sebbene ci fosse il dispiacere di tutti i parenti. Anche a me rincresceva il pensiero di non potere avere più quelle visite, però lui di tanto in tanto veniva a vedermi col permesso dei suoi superiori […] E siccome anch’io avevo gli stessi sentimenti, mi piaceva conversare con lui, ed aspettavamo quei momenti che la mamma non vi fosse, per potere chiacchierare insieme, gustare le sue dolci parole e le sue amorose ammonizioni. Spesse volte mi diceva: Tu sei la più cara sorella, poiché tu fai eco alle mie parole, e ti piace il conversare di cose celesti. Per le feste che uscivamo di collegio, in casa eravamo sempre insieme, lui mi faceva da maestro, e per non dare nell’occhio alla famiglia, io mi metteva a suonare il pianoforte, e lui al mio fianco mi parlava di Dio […] Chiunque lo sentiva prediceva che sarebbe stato un grande oratore; ed a sentire le sue parole, faceva proprio sbandire dal cuore l’affetto del mondo e riempirlo soltanto di Dio [2].

Non fu solo la sorella Concettina a beneficiare delle “sante” parole di Vincenzo, ma i parenti tutti. A tal riguardo così ci riferisce la cugina Laura Diliberto:

Io che vissi più di un mese vicino a quel santo giovane, posso dire ch’era un angelo. Quante parole piene di fede sincera e ardente non uscivano dalla sua bocca. Quando mi parlava di Dio, della eternità del Paradiso, il suo volto si trasformava, io rimanevo intontita a sentirlo, e mi sarei fatta santa anch’io tanto potere aveano su me le sue prediche quotidiane, […] io era un po’ negligente in ciò che riguardava la confessione, lui sempre […] ad aprirmi gli occhi e il cuore. Vedi, io ti regalerò questo santo libro, se tu andrai a confessarti, pensaci, pensaci, che la vita è un lampo: Eternità! eternità! ma ci pensi all’eternità! E di continuo un alzare gli occhi al cielo, un torcersi le mani, come in atto di chi vuol rompere la vita per volare a Dio[3].

Queste solo alcune fra le tante testimonianze dello zelo che Vincenzo aveva nel condurre a Dio i suoi familiari e chiunque si imbattesse sul suo cammino.

Nel prossimo numero approfondiremo la particolare devozione del Servo di Dio per la Beata Vergine Maria.

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[1] Ferrigno G. – Cascavilla M. Vita di Vincenzo Diliberto novizio cappuccino. Palermo, Tipografia commerc. Sussurs. F.lli Vena, 1889, pagg. 112-113.
[2] Ivi, pagg. 113-116.
[3] Ivi, pag. 118.

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