ALLA SCOPERTA DI FRA GIUSEPPE – N.8

Una lunga lettera (Seconda parte)

Nella lunga lettera rivolta al padre, Vincenzo, dopo aver manifestato il desiderio di voler entrare in seminario; evidenziato le cause della sua conversione e averlo rassicurato circa l’autenticità della sua vocazione, prosegue manifestando al genitore i sogni sulla futura vita religiosa:

«Alcune volte entrando in qualche chiesa aggregata ad un monastero e sentendo i sublimi cantici che le monache innalzano al divino Fattore, mi immagino di essere anche io in un monastero, chiuso in una cella, cinto da un penoso cilizio, coperto di una tonaca, inginocchiato innanzi al Crocifisso, che prego per me e per i miei fratelli. Oh bei sogni! … Oh sogni sublimi! … Quanto non sarò felice allorchè si saranno avverati! … »[1].

In fine, con parole nette e decise, Vincenzo conclude la lettera, determinato a seguire la propria vocazione con o senza il permesso del padre:

«Parmi che la grazia che voglio concessa, cioè quella di rendermi religioso, sia giusta e santa; d’altronde se lei osasse negarmela, risponderei che io la voglio e lo farei col suo o senza il suo consenso. Non sa lei che la vocazione si deve provare, ma non contrastare? Non sa che l’opporsi alla mia vocazione sarebbe lo stesso che opporsi a Dio che ne è la causa prima? […] Quindi lei sarebbe stolto e crudele se osasse opporsi alla mia vocazione; sì, lo ripeto sarebbe stolto e crudele.
Mi scusi, padre, se parlo a questo modo; ma mi compatisca. Non è ira ma amore che mi fa parlare.
Dunque, per concludere la lettera, le ripeto per una seconda volta, non mi neghi questa grazia, poiché ciò potrebbe esser causa della dannazione dell’anima mia. Il suo affezionatissimo figlio . Vincenzo»[2].

L’Ing. Diliberto bagnò di lacrime quella lettera: “«Appena uscito mio figlio – egli dice – fui sollecito di leggere quella lettera, e piangevo nel vedere come egli mi faceva la confessione della sua vita»[3].

Quella stessa sera si informò su chi fosse il confessore del figlio, manifestando l’intenzione di volerlo incontrare; l’incontro avvenne il giorno seguente.
Il Canonico Pennino, letto lo scritto, non esitò a rassicurare il padre circa l’autenticità della vocazione del giovane:

Mi sembra opera di Dio, e perciò la esorto ad assecondare […] i suoi desideri»[4].

L’ing. Diliberto, a maggior conferma, volle consultare, l’amico domenicano, Padre Luigi Di Maggio, il quale presa visione della lettera e incontrato Vincenzo, consigliò senza indugio di permettere al figlio di entrare in Seminario.

Rassicurato da quelle parole, una sera chiamò Vincenzo per dargli il tanto anelato consenso. Il Servo di Dio in una lettera, scritta anni dopo, così riporta le parole che il padre gli rivolse in quella occasione:

«caro figlio, egli mi disse, tu non sai ch’io non ho mai contrastata la volontà di voi, miei figli; che io non cerco altro che il vostro bene. Ti ho fatto prendere il corso tecnico, perché tu prima mi dicevi che volevi riuscire ingegnere meccanico: ora che tu mi dici di volerti dedicare al ministero ecclesiastico, io non posso far altro che darti, con piacere, il mio consenso, e non farti mancare quei mezzi che sono necessari, affinché tu riesca un buon sacerdote. Speriamo che Dio ti benedica, e che ti voglia santo in questo nuovo stato di vita. Questo fu il santo parlare del caro padre mio, parlare che riempi il mio cuore inaridito di tanta gioia e commozione, che mi posi a piangere»”[5].

L’ingegnere si recò quindi dal Canonico Pennino per incaricarlo di preparare tutto l’occorrente per l’ingresso del figlio in Seminario.

Il 31 maggio 1881 Vincenzo, accompagnato dal padre e dal Canonico Pennino, incontrò il Canonico Giuseppe Ferrigno, rettore del Seminario Arcivescovile ed alcuni giorni dopo, domenica 5 giugno 1881, quell’anno Pentecoste, alla presenza dell’amico fraterno, Antonio Piraino, fece ingresso in Seminario.

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[1] Cultrera S. Da monello a Santo. Bari: Edizioni Paoline, 1959, pag. 77.
[2] Ivi, pag. 78
[3] Ivi, pag. 79.
[4] [4] Ivi, pag. 80.
[5] Ferrigno G. – Cascavilla M. Vita di Vincenzo Diliberto novizio cappuccino. Palermo, Tipografia commerc. Sussurs. F.lli Vena, 1889, pagg. 44-45.

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