Commento al Vangelo – Ascensione del Signore

Vangelo  Mt 28, 16-20
Mi è stato ogni potere in cielo e in terra.
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».


Commento[1]

L’evangelista Matteo finisce il suo racconto improvvisamente, con un discorso diretto, senza terminare nemmeno l’episodio. Al lettore resta la curiosità di sapere che cosa è successo in seguito, come hanno reagito gli apostoli; invece non gli viene detto se sono andati o non sono andati. Il finale è volutamente aperto, perché vuole indicare il passaggio diretto a un’altra storia, quella della Chiesa. Al narratore interessa mostrare l’origine della missione, cioè il punto di partenza della Chiesa. L’elemento decisivo in tutto questo racconto è un “dunque”: «Andate dunque…». Questa piccola espressione serve per creare un importante collegamento di causa ed effetto. Gli apostoli “vanno” perché a Gesù è stato dato tutto il potere. Quell’uomo, condannato a morte come bestemmiatore e impostore, ha ricevuto da Dio tutto il potere. Nella risurrezione Gesù è diventato il Signore dell’universo, proprio lui che era stato scartato: ciò significa che egli aveva davvero ragione. Ora affida agli apostoli la missione di “fare discepoli” tutti i popoli. L’unico maestro resta sempre Gesù; i suoi discepoli sono mandati a tutti i popoli perché tutti possano diventare discepoli, cioè possano anch’essi imparare dal Cristo Signore, perché discepolo è colui che impara. A loro il Risorto promette di essere il “Dio con noi”: gli apostoli infatti hanno riconosciuto la divinità di Gesù proprio nella sua risurrezione. Il Cristo glorioso è davvero l’Emmanuele promesso all’inizio del Vangelo.

Claudio Doglio

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[1] Doglio C., in Amen, la Parola che salva. Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2020, Anno 3 N.5,  pag. 448.

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