Commento al Vangelo – XIII Domenica del Tempo Ordinario

Vangelo   Mt 10, 37-42
Chi non prende la sua croce e non mi segue non è degno di me.
Chi accoglie voi, accoglie me.

Dal vangelo secondo Matteo.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa». 


Commento[1]

Nei versetti che concludono il discorso missionario l’evangelista Matteo ha raccolto quattro insegnamenti di Gesù, collegati fra di loro in modo che l’intero discorso culmini col tema dell’accoglienza e della ricompensa. Ci sono delle condizioni per poter essere discepoli di Gesù e ci sono delle situazioni che rendono impossibile esserlo: la scelta e l’accoglienza di Gesù deve essere superiore ad ogni altra realtà; il vincolo che si viene a creare fra il credente e il suo Signore deve essere più forte delle umane relazioni passate (padre o madre) e future (figlio o figlia) e di ogni presente difficoltà (la croce). La vita si trova o si perde in relazione a Cristo: senza di lui ogni risultato umano è fallimentare; con lui la vita viene autenticamente trovata, anche se apparentemente (a causa delle persecuzioni e dei rifiuti) viene perduta. Il terzo insegnamento, incentrato sul tema dell’accoglienza, propone in un triplice passaggio l’identificazione dei missionari cristiani con Gesù stesso e quindi con Dio autore ultimo della missione: i discepoli continuano infatti l’opera che il Cristo ha svolto per mandato del Padre e la vita della Chiesa è il reale prolungamento della storia della salvezza. L’attenzione è infine portata sulla ricompensa e Gesù presenta il premio escatologico offerto ai servi fedeli, anticipando il fondamentale principio del giudizio finale («Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me»).

Claudio Doglio

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[1] Doglio C., in Amen, la Parola che salva. Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2020, Anno 3 N.6,  pag. 520.

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