ALLA SCOPERTA DI FRA GIUSEPPE N.19

Gli ultimi giorni trascorsi a Palermo

Ricevuto dal padre il permesso di abbracciare la vita cappuccina, Vincenzo, predisposto quanto necessario per la partenza per Sortino, dove avrebbe iniziato il noviziato, si congedò da quanti, parenti ed amici,  lo avevano conosciuto e amato. Toccante il saluto in Seminario, luogo che per tre anni lo aveva accolto tra i suoi alunni. Così racconta quei momenti il Rettore Canonico Ferrigno:

E fu spettacolo tenerissimo, quando, volte al loro termine le pratiche per il suo ingresso nel noviziato dei Cappuccini, fatte col Ministro Provinciale Fr. Eugenio da Sortino, qui sen venne Vincenzo per pigliar congedo dai suoi cari […] Era un continuo accorrer da lui, e domandar consigli, e chiedere un ricordino, e raccomandarsi alle sue orazioni, ed altre […] manifestazioni di affetto e di stima, che certo dovettero produrgli forti strette al cuore, e dovettero fargli sentir di più la grandezza del sacrificio ch’egli era per operare […] benedetto da’ superiori, abbracciato da’ compagni, egli ci lasciava non senza bagnare le gote di caldo pianto[1].

Il compagno di seminario Ignazio Torregrossa così ricorda:

Io lo vidi l’ultima volta qualche giorno avanti ch’egli partisse, quando venne in seminario per accomiatarsi. Ci salutammo ai piedi della scala, nel porticato: egli era raggiante, io frenavo a stento le lacrime e mi raccomandavo tanto e con fiducia alle sue preghiere. Mi disse gli ultimi suoi ricordi, e mi tornano al cuore quelle sue parole che mi dettero tanti giorni di pace confidente e mi fecero guardar sereno nell’avvenire[2].

Vincenzo si congedò anche dal chierico, cieco, Benedetto Schimicci, al quale era solito leggere testi spirituali. Egli cosi riferisce:

Quando poi mi disse d’avere ricevuto il permesso dal padre, egli tripudiava d’amore. Avvicinandosi la partenza egli venne a licenziarsi, ed io che sentivo la perdita che avrei fatto colla lontananza di questo servo di Dio, gli dissi: Quando sentirà la mia morte mi farà la carità di raccomandare l’anima mia a1 Signore. Ma egli rispose: Prima arderò io. Io gli replicai che secondo l’età toccava a me andare prima, ed egli una seconda volta in tono risoluto e certo  Io andrò prima di lei, io andrò prima. Così ci licenziammo…[3].

Tra i parenti, Vincenzo, diede un particolare saluto allo zio Barrile, al quale regalò un libro e una statuetta di alabastro rappresentante la Madonna di Trapani ed abbracciandolo gli disse: “Arrivederci in paradiso”. Anche dall’ammalata cugina Rosina passò per un saluto:

Prima che quel santo giovane partisse per Sortino, nel Gennaio del 1885, andò a salutare quell’anima a lui tanto cara, e nel prendere da lui congedo le disse: Rosina, addio per l’ultima volta quaggiù, ci rivedremo lassù! L’ammalata comprese ch’egli intendeva parlare della di lei morte vicina, ma Vincenzo si affrettò a darle spiegazione delle sue parole e le aggiunse: Non lo dico per te, sai, ma per me: io non arriverò al sacerdozio perché non ne sono degno. Pare ch’egli abbia preveduto la sua vicina morte[4].

Ed infine il congedo dal suo più grande amico, Antonio Piraino, che così ricorda:

La sera e la notte che precessero la sua partenza fummo assieme, era commosso sì, ma raggiante di gioia faceva la sua valigia, e mentre sceglieva lo stretto necessario per la sua vita novella, mi regalava il resto, tante piccole cose che formarono la cura dei suoi ultimi giorni, […] preso un libro di devozioni me lo presentò, dicendomi: Leggerai questo, come l’ho letto io e ne riceverai conforto grandissimo. Trattosi […] un Crocifisso, che sempre tenne sul petto…: Altro dono il mio povero stato non consente, perchè povero sono  sin da ora, ma tu lo terrai caro, perchè caro fu sempre all’amico tuo, ed in ciò dire avea le lacrime agli occhi.

Quando giungemmo alla stazione, prima che il treno partisse mi trasse in disparte…. e…. chissà, diceami, forse torneremo a vederci, almeno dopo il noviziato ma se il volgere dei casi farà sì che io abbia per dovere di ubbidienza partire per qualche missione ci rivedremo colassù sempre fratelli ed amici in un’amicizia che non avrà fine[5].

Il 28 Gennaio 1885, Vincenzo, in compagnia del fratello Silvestro, lascia Palermo alla volta di Sortino, ma di questo tratteremo nel prossimo numero.

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[1] Ferrigno G. – Cascavilla M. Vita di Vincenzo Diliberto novizio cappuccino. Palermo, Tipografia commerc. Sussurs. F.lli Vena, 1889, pag. 176.
[2] Torregrossa I. Vincenzo Diliberto (Fra Giuseppe Maria da Palermo), Palermo, Tipografia Pontificia 1921, pagg. 72-73.
[3] Ferrigno G. – Cascavilla M. Vita di Vincenzo Diliberto novizio cappuccino, pag. 146.
[4] Ivi, pag. 175.
[5] Ivi, pag. 177.

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