ALLA SCOPERTA DI FRA GIUSEPPE N.22

I mesi del Noviziato (Seconda parte)

Lo spirito di penitenza fu certamente un altro tratto che caratterizzò il vissuto spirituale di Fra Giuseppe e che rifulse nei mesi del noviziato. Il Servo di Dio era assai temperante nell’assunzione di cibi e bevande, mortificava la gola a tal punto che P. Eugenio, accortosi che si limitava troppo nel cibo, gli aveva prescritto ogni giorno una data quantità di pane di cui immancabilmente cibarsi. Ed egli con grande spirito di obbedienza si atteneva alla volontà dei superiori, i quali spesso intervenivano per mitigare il suo insaziabile desiderio di mortificare il corpo.  

Una volta il P. Eugenio Scamporlino, vedendolo sempre mortificatissimo, mentre si trovavano per la ricreazione gli disse: Olà! Fr. Giuseppe Maria, fate ridere i vostri compagni ! […] per cui si mise a parlare in pretto paler­mitano, che ha non poche dissonanze col dialetto della provincia di Siracusa, «per cui riu­scì molto gradito», come assicura un suo com­pagno[1].

Di tutte le innumerevoli mortificazioni che giornalmente  praticava, dava esatto conto ogni sera al suo P. Maestro. Perciò era unanime il consenso di tutti i confratelli nel riconoscere in Fr. Giuseppe il modello del perfetto ed eroico penitente.

Sull’obbedienza e la povertà cosi ci riferisce il biografo Ferrigno:

Fr. Giuseppe […] fu sempre sottomesso ai cenni dei suoi superiori: ed attesta il suo Padre Maestro, cui concordano tutti i novizi, che egli  fu sempre pronto nell’ubbidire ed ilare, quasi sfidando la volontà dei superiori ad eseguire qualunque comando. Faceva ogni azione, per minima che fosse, sempre per ubbidienza: basterà dire, come attesta lo stesso Maestro dei novizi, ch’egli volea anche l’ubbidienza di andare a riposare la notte, ed alle volte fino ad ora avanzata se ne rimaneva in ginocchio in orazione, aspettando che il Maestro, conscio del tutto, gli facesse segno di andare a dormire.

Come l’ubbidienza amò altresì la santa povertà d’un affetto intenso e veramente eroico. Fu contento nei dieci mesi del suo noviziato di una sola e ruvida tunica, di una grossa e rozza fune e d’un paio di sandali. […] Una volta essendo a mensa, mentre, leggeasi l’Esposizione della regola Minoritaria, il Padre Provinciale chiamò in mezzo Fr. Giuseeppe M. e gli disse: «Fr. Giuseppe, se venisse vostro padre, al vedervi vestito in simil maniera, certamente si arrossirebbe, e vi farebbe un altro abito più fino, come si conviene ad un giovane civile e delicato». Al che il novizio, tutto penetrato di santo spirito, rispose: «Padre Provinciale io al contrario pregherei mio padre di farmi. un abito del più vile canavaccio, ed allora coll’obbedienza l’accetterei volentieri»[2].

Durante il noviziato Fra Giuseppe ricevette una visita da Parte del Beato Giacomo Cusmano, che il  Servo di Dio conobbe al tempo in cui, a Palermo, prestò servizio instancabile agli indigenti ricoverati  al Boccone del Povero. Così il Ferrigno racconta quella inaspettata visita a Sortino:

P. Giacomo Cusmano, più volte […] trovandosi in giro per la Sicilia negl’interessi della sua caritatevole istituzione del Boccone del Povero, volle andare a visitare Fr. Giuseppe. Si presentò quindi al Provinciale Fr. Eugenio, che fece chiamare il nostro buon novizio: questi venuto, ed interrogato qual sacerdote avesse dinanzi a sè, rispose che l’ignorava, non avendo ricevuto dall’ubbidienza il permesso di guardarlo; tale era l’amore alla santa modestia, ch’egli non ardiva alzar gli occhi a rimirar in faccia alcuno. E ricevuto quel permesso, fu ripieno di santa allegrezza al rivedere quel P. Giacomo ch’egli tanto amava e venerava, e poter aver con lui qualche santo colloquio. Il P. Cusmano, ritornato in Palermo, non rifiniva di manifestare ai conoscenti del Diliberto la santa impressione che gli aveva prodotto la vista di quell’aspetto angelico; ed il giudizio del P. Cusmano vale molto[3].

Nel prossimo numero tratteremo della malattia che porterà alla prematura morte del Servo di Dio.

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[1] Cultrera S. Da monello a Santo. Bari: Edizioni Paoline, 1959, pagg. 138-139.
[2] Ferrigno G. – Cascavilla M. Vita di Vincenzo Diliberto novizio cappuccino. Palermo, Tipografia commerc. Sussurs. F.lli Vena, 1889, pagg. 189-190.
[3] Ivi, pag. 192.

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