ALLA SCOPERTA DI FRA GIUSEPPE N.24

La malattia e la morte (Seconda parte)

La notizia della morte di Fra Giuseppe raggiunse il Seminario Arcivescovile di Palermo, luogo che per quattro anni lo aveva accolto tra i suoi alunni. Questi i toccanti ricordi del compagno di seminario e biografo Ignazio Torregrossa:

Triste ricordo il principio del nuovo anno scolastico in quel dicembre del 1885. Nell’agosto si era andati via quasi tutti; eravamo rimasti in tre o quattro, con i superiori, sino a quel 19 di settembre che segnò il massimo numero di morti per colera. In quel giorno si tenne l’ordinazione sacra, ed io presi il suddiaconato. Poi quelli che eravamo rimasti per l’ordinazione andammo via anche noi, e il seminario restò deserto. Cominciammo a rientrare dopo l’Immacolata; […] Ci rimettemmo allo studio con l’animo oppresso dalla tristezza, che si eran vissuti dei mesi di ansia e di paura.

Un giorno, in su la fine del Gennaio 1886, venne un ordine nelle camerate: il Rettore ci chiamava tutti nel salone dei ricevimenti. Ci aspettava con il dolore nell’anima il buon padre, e aveva gli occhi, i suoi grandi occhi, arrossati e lagrimosi. Ricordò la vita e la virtù di Diliberto, lesse una lettera che aveva ricevuto dal P. Eugenio da Sortino. Apprendemmo così che egli era morto il nostro caro Diliberto, e fu profonda la commozione in tutti, un singhiozzo che andava crescendo.

Era morto come un santo. Aveva preso la malattia nel novembre, poi parve si fosse rimesso; ma su la fine del dicembre non resse più al male, abbandonò gli atti comuni, si mise a letto, e in tre giorni la violenta polmonite lo finì, quasi al tocco dopo la mezzanotte, il primo dell’anno.

La lettera narrava: “Intanto, fatto giorno, ad ora competente, si portò il cadavere in chiesa per le esequie,  

e, posato il feretro, si notò da tutti che quella benedetta salma erasi tutta tramutata: lucida vedeasi nelle mani, nei piedi e nel viso dove viepiù traspariva l’angelica bellezza. Parea aver le doti dei beati, essendo trasparente e facendosi ogni dì più bello. Avea gli occhi socchiusi e situati in estasi di amore. Era inoltre flessibilissimo nel corpo come uno che dorme. Il popolo affollavasi intorno al feretro, numeroso, e baciavalo nei piedi, nelle mani, nella tonaca, chiamandolo il santo. Per appagare quindi il voto della gente dovetti lasciarlo per tre giorno esposto in Chiesa”.

La lettera narrava ancora: “Pertanto in quel dì confermarono la beatitudine del nostro Confrate alcune grazie immantinente avvenute per sua intercessione”. E noi si tratteneva il respiro, si pendeva dal labbro del nostro Rettore, e ciascuno in cuor suo avea da rivolgere al morto una invocazione confidente; ed era poi un piangere sommesso, e qui e là nella grande sala era uno scroscio di pianto mal represso, un singhiozzare angoscioso. […] Per tanto tempo in seminario non si parlò che di lui; i più minuti particolari della sua vita vissuta in mezzo a noi tornavano su la bocca di tutti; nel silenzio del suo cuore ciascuno, tra i più intimi, ricordava, pensandovi sopra, i discorsi, i consigli, le calde esortazioni di lui, e fu un rifiorire di vita spirituale in quel luogo santo[1].

Il 18 Febbraio 1885 anche nel Seminario Arcivescovile di Palermo vennero celebrate le solenni esequie del giovane Diliberto. La celebrazione si tenne nella cappella del Seminario e l’orazione funebre fu dettata dal Canonico Mammana, direttore spirituale del Seminario. Così, ancora, ricorda il Torregrossa:

E venne il giorno dei funerali solenni: un avvenimento indimenticabile per noi. Assistevo all’altare con l’ufficio di suddiacono, e mi parea di sognare. Sognavo lui in gloria, e presa la mente di quel che avevo letto nella vita di alcuni santi dei tempi antichi, mi aspettavo di udire gli Angeli a cantare: “Os justi” tant’era la fede che avevo nella santità di lui[2].

Numerose furono le grazie che i fedeli attribuirono all’intercessione del Servo di Dio e tale fu la sua fama di santità  che a soli tre anni dalla morte venne iniziato iI Processo Informativo per la sua Beatificazione, il quale fu terminato nel 1913, quando venne firmato il decreto d’introduzione della Causa. Al processo di Beatificazione e Canonizzazione dedicheremo, a suo tempo, alcuni numeri della rubrica.

Le spoglie mortali di Fra Giuseppe hanno subito diverse traslazioni: la prima nel Maggio del 1912, dal vecchio al nuovo cimitero di Sortino, presso la tomba del clero; la seconda nel Luglio del 1923,  dalla tomba del clero alla tomba dei Frati Minori Cappuccini; ed infine la terza  il 21 ottobre del 1928, dal cimitero alla chiesa dei Frati Minori Cappuccini di Sortino, dove ad oggi riposa.

Terminiamo con questo numero il lungo percorso che ha voluto illustrare la vicenda biografica del Servo di Dio Fra Giuseppe Maria da Palermo. Torneremo  giorno 1 Settembre con i nuovi numeri dedicati ad alcuni aspetti della Spiritualità del Servo di Dio.

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[1] Torregrossa I. Vincenzo Diliberto (Fra Giuseppe Maria da Palermo), Palermo, Tipografia Pontificia 1921, pagg. 78-80.
[2] Ibidem.

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