XXIII Domenica del Tempo Ordinario


VangeloMt 18, 15-20
Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.


Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».


Commento[1]

Dopo che Gesù ha lasciato il territorio d’Israele e, all’estero, ha fondato la sua Chiesa, il suo quarto discorso (Mt 18) è di carattere “ecclesiale”: raccoglie le istruzioni alla nuova comunità che è stata fondata. La legge fondamentale è l’intesa reciproca nell’umiltà e in uno spirito di perdono. L’insegnamento sembra rivolto soprattutto ai capi della comunità ed evidenzia il nuovo modo di essere «pastori»: ma l’affermazione cardine con cui Matteo tratteggia la vita ecclesiale riguarda la presenza salvifica di Gesù Cristo nella sua Chiesa. Questa è l’esperienza primaria e decisiva per la vita dei credenti, definiti «due o tre riuniti nel mio nome»: non si tratta banalmente di una riunione in ambienti ecclesiastici, ma di una profonda comunione, che tiene insieme le persone in forza della comune dipendenza dal Cristo. Il “nome” infatti rimanda alla sua stessa persona. In questa realtà di Chiesa-comunione il Cristo propone la propria divina presenza: l ‘Emmanuele, Dio-con-noi (cf. Mt 1,23; 28,20), è costantemente «in mezzo a noi». Perciò i fratelli, riuniti nel nome di Cristo, si accordano su qualunque cosa: “una comunità sinfonica” corrisponde al cuore del Padre e desidera sulla terra ciò che il Padre progetta nei cieli. Non è una soluzione magica con cui Dio risolve i problemi comunitari: ma indica nella preghiera della comunità la via per recuperare un fratello peccatore: infatti la “faccenda” su cui è chiesta concorde e orante unione è la conversione del fratello.

Claudio Doglio

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[1]  Doglio C., in Amen, la Parola che salva. Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2020, Anno 3 N.9,  pag. 106.

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