XXXII Domenica del Tempo Ordinario


Vangelo  Mt 25,1-13
Ecco lo sposo! Andategli incontro!

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».


Commento[1]

Il racconto parabolico di Matteo presenta in forma stilizzata una scena di vita quotidiana palestinese, ma nel festoso corteo nuziale inserisce alcuni elementi allegorici che sono di immediata comprensione: Cristo è lo sposo, la festa di nozze è immagine comune per indicare il felice compimento finale e le dieci ragazze che vanno incontro allo sposo non possono indicare altro che la comunità cristiana nell’attesa della venuta gloriosa del suo Signore. Altri particolari sono tipici della visione di Matteo: il ritardo dello sposo, la distinzione in due gruppi delle ragazze e il giudizio finale. La comunità cristiana delle origini ha vissuto seriamente il problema del ritardo della parusia: l’avvento del Cristo glorioso si protraeva nel tempo e l’entusiasmo dell’attesa andava sempre più scemando; in un tale clima cresceva il disimpegno e la trascuratezza morale. Matteo sí rivolge proprio ad una comunità che sta vivendo questo problema e conosce al proprio interno persone ché si dicono cristiane, ma di fatto non vivono come tali. Per questo le dieci ragazze sono qualificate come stolte e sagge: la saggezza si rivela nella previdenza, cioè nella riserva di olio; viceversa la mancanza di tale olio è il segno della stoltezza delle altre. Fuori metafora, è saggio il discepolo perseverante e fedele nell’attesa, mentre è uno stupido quello che viene meno al suo impegno cristiano perché non pensava dí dover aspettare tanto. Solo alla fine avviene il giudizio; ma le scelte decisive si fanno ora!

Claudio Doglio

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[1]  Doglio C., in Amen, la Parola che salva. Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2020, Anno 3 N.11,  pag. 152.

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